ESSERCI O NON ESSERCI
Mettiamo una famiglia normale (più o meno normale...) composta dalla  signora Giancarla, casalinga frustrata a tempo pieno, il marito Sergio, altrettanto a tempo pieno nullafacente, i figli incompresi e incomprensibili, Chiara e Maicol, il nonno Pino (o Gino, Lino, chi ricorda più) che vive rumorosamente con loro.
Che cosa costituisce il valore più forte della loro unione? Quale elemento insostituibile li tiene insieme? Cosa li raduna intorno al focolare, è argomento delle loro discussioni, scandisce la loro quotidianità, permea le loro aspirazioni e i loro progetti per il futuro?

La risposta è lì, perennemente accesa davanti a loro, perché La Famiglia Baldan, come le  nostre, (o quasi...)  è assolutamente devota alla TV.
La televisione, entrata prepotentemente nella nostra vita, modificando il nostro linguaggio e il nostro comportamento, diventando filtro delle nostre mete esistenziali, è la nostra misura della realtà: il nostro modo di rappresentarla, ma ancora di più, di farla esistere, perché ciò che non passa dentro al video, forse non esiste (un po’ come le nostre vite che sogniamo di trasferire dentro la scatola magica, traformate a sua immagine e somiglianzanza.)
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